• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar

Giovani per la Legalità

  • Privacy
  • Cookie Policy
  • Contatti
  • Economia
  • Moduli
  • Lavoro
  • Diritto

Richiesta chiarimenti CTU – Esempio e fac simile

La richiesta chiarimenti CTU è un atto difensivo del processo civile con cui una parte chiede al giudice di sollecitare il consulente tecnico d’ufficio a spiegare, integrare o precisare quanto già esposto nella relazione peritale. È uno strumento utile quando la consulenza presenta passaggi poco chiari, incongruenze, omissioni o aspetti tecnici che necessitano di un approfondimento nel contraddittorio tra le parti.

Indice

  • 1. Richiesta chiarimenti CTU
  • 2. Esempio Richiesta chiarimenti CTU
  • 3. Fac simile Richiesta chiarimenti CTU Word

Richiesta chiarimenti CTU

La richiesta di chiarimenti al CTU è, in termini processuali, un’istanza formale rivolta al giudice e, per suo tramite, al consulente tecnico d’ufficio, affinché vengano fornite spiegazioni, integrazioni o puntualizzazioni sulla relazione peritale già depositata nel processo civile. Si tratta di un rimedio tipico quando la consulenza non appare sufficientemente chiara, quando contiene affermazioni non agevolmente verificabili, quando omette di considerare documenti rilevanti o quando la parte intenda ottenere dal consulente risposte puntuali alle osservazioni critiche già formulate. In questo senso, la richiesta si colloca nella fisiologia del sub-procedimento peritale e si ricollega agli artt. 194, 195 e 196 c.p.c., che disciplinano rispettivamente l’attività del consulente, il deposito della relazione e la possibilità di rinnovazione della consulenza ove necessario.

Dal punto di vista pratico, questo strumento è particolarmente utile perché la consulenza tecnica d’ufficio non è una prova legale in senso stretto, ma un mezzo di valutazione a disposizione del giudice. Ne consegue che le parti possono contestarne il contenuto, evidenziarne le criticità e chiedere che il CTU renda chiarimenti nel contraddittorio. La giurisprudenza richiamata nella prassi difensiva sottolinea che la richiesta di chiarimenti al CTU è appropriata quando emergono punti oscuri, carenze tecniche, contraddizioni interne o quando sia necessario far fronte a rilievi che il consulente abbia trascurato di esaminare. In altre parole, non si tratta di sostituire il lavoro del CTU con una nuova consulenza di parte, ma di sollecitare il giudice a pretendere dal proprio ausiliario una migliore esplicitazione del ragionamento tecnico seguito.

Il momento di utilizzo è, di regola, successivo al deposito della relazione peritale. Nel modello del rito peritale scandito dall’art. 195 c.p.c., il giudice può fissare i termini per la trasmissione della relazione alle parti, per le loro osservazioni e per le controdeduzioni o chiarimenti del consulente. Tuttavia, l’orientamento della giurisprudenza di legittimità evidenzia che le contestazioni alla CTU, se configurate come mere argomentazioni difensive, non sono soggette a preclusioni rigidissime e possono essere valorizzate anche successivamente, ad esempio in comparsa conclusionale o in appello, sempre che non introducano nuovi fatti costitutivi, nuove domande o nuove prove. Questo dato è importante perché consente al difensore di calibrare la strategia processuale in modo più flessibile, pur restando necessario un intervento tempestivo quando si intendano denunciare specifici vizi del procedimento peritale.

L’ambito di utilizzo della richiesta chiarimenti CTU è molto ampio. Essa trova applicazione nei processi civili in cui il giudice abbia nominato un CTU, ad esempio in materia di responsabilità civile, condominio, lavoro, famiglia, divisioni, esecuzioni immobiliari e controversie tecniche di vario genere. È particolarmente frequente quando la consulenza abbia natura estimativa o richieda valutazioni specialistiche complesse, come nel caso di controversie edilizie, strutturali, catastali, psicologiche o medico-legali. In tali situazioni, il difensore può ritenere opportuno chiedere chiarimenti su metodo, dati considerati, calcoli effettuati, criteri di stima, interpretazione dei documenti e conclusioni finali. La richiesta è altrettanto utile se la parte ritiene che il CTU non abbia adeguatamente considerato le osservazioni già depositate o che vi sia stata una difformità tra la consulenza trasmessa alle parti e quella effettivamente depositata in cancelleria.

Sul piano soggettivo, i protagonisti dell’istanza sono il giudice, il CTU e le parti con i rispettivi difensori. Il giudice è il destinatario dell’istanza ed è il soggetto titolare del potere di disporre chiarimenti, integrazioni o, nei casi più seri, una nuova consulenza tecnica. Il CTU è l’ausiliario del giudice e deve restare entro i limiti del quesito conferitogli, fornendo precisazioni coerenti con l’incarico ricevuto. Le parti, mediante il difensore, formulano i rilievi tecnici e giuridici che rendono necessario l’intervento integrativo. Proprio per questa struttura, la richiesta va predisposta con attenzione: l’istanza non deve essere generica, ma deve individuare con precisione i passaggi contestati della relazione, spiegando perché essi siano oscuri, incompleti o incoerenti e quali chiarimenti si ritenga indispensabile ottenere.

Dal punto di vista normativo, l’art. 194 c.p.c. è rilevante perché disciplina l’attività del consulente tecnico e i poteri istruttori connessi all’incarico. L’art. 195 c.p.c. è la norma che organizza il deposito della relazione, la circolazione delle osservazioni delle parti e la fase dei chiarimenti. L’art. 196 c.p.c. prevede che il giudice, se ritiene la consulenza incompleta o poco chiara, possa disporne la rinnovazione o la nomina di un nuovo consulente. In questa cornice, la richiesta di chiarimenti rappresenta uno strumento intermedio: prima di arrivare alla rinnovazione, il giudice può chiedere al CTU di precisare il proprio elaborato, correggere eventuali equivoci o rispondere alle obiezioni formulate nel contraddittorio.

Un aspetto importante riguarda la distinzione tra contestazioni che incidono sulla mera attendibilità della consulenza e rilievi che denunciano un vero e proprio vizio del procedimento peritale. Le prime sono argomentazioni difensive e possono essere sviluppate anche con maggiore elasticità temporale; le seconde, invece, possono essere soggette alle regole sulle nullità processuali, con i limiti derivanti dagli artt. 156 e 157 c.p.c. In pratica, se la doglianza riguarda solo la correttezza scientifica delle conclusioni, il difensore può chiedere chiarimenti o criticare il ragionamento del consulente. Se, invece, si denuncia una violazione del contraddittorio, una mancata convocazione, un accesso svolto irregolarmente o una difformità tra elaborato inviato e depositato, è opportuno formulare l’eccezione in modo tempestivo e preciso, così da non incorrere in sanatorie processuali.

La redazione dell’istanza richiede anche attenzione alla forma. In genere il documento deve contenere l’intestazione all’autorità giudiziaria competente, l’indicazione del procedimento, dei nominativi delle parti, del CTU, del provvedimento di nomina e della data di deposito della relazione. È opportuno specificare che la parte ha già presentato osservazioni o rilievi, se ciò è avvenuto, e indicare i punti esatti sui quali si chiedono chiarimenti. La parte conclusiva dell’atto dovrebbe formulare una richiesta netta al giudice, chiedendo che il consulente venga invitato a chiarire i profili indicati, eventualmente in udienza e nel contraddittorio delle parti. Nella prassi, il difensore può anche chiedere, ove ne ricorrano i presupposti, di valutare l’integrazione della consulenza o la sua rinnovazione.

Quanto alla strategia processuale, è essenziale evitare richieste troppo generiche o meramente assertive. Dire che la CTU è “sbagliata” o “non convincente” non basta, perché il giudice ha bisogno di comprendere quali sono i punti concreti da chiarire. È più efficace indicare il paragrafo della relazione, il calcolo contestato, il documento trascurato, il criterio tecnico utilizzato in modo discutibile o il passaggio logico che non consente di seguire la conclusione del consulente. In questo modo la richiesta diventa realmente utile al processo e aumenta le possibilità che il giudice disponga un contraddittorio con il CTU.

Un ulteriore profilo riguarda la possibilità che il CTU sia chiamato a comparire in udienza per rendere chiarimenti. Questa soluzione è spesso preferibile perché consente alle parti di interloquire, porre domande e precisare i rispettivi rilievi. In altri casi il giudice può limitarsi a chiedere chiarimenti scritti. La scelta dipende dalla complessità del caso, dalla natura dei quesiti e dalla prassi del singolo ufficio giudiziario. In ogni caso, la richiesta della parte mira a rafforzare il contraddittorio e a rendere più trasparente il percorso valutativo del giudice.

Per il professionista, la richiesta chiarimenti CTU è anche uno strumento di tecnica difensiva, utile a preservare le contestazioni e a costruire un percorso argomentativo coerente con la successiva fase decisionale. Se i chiarimenti confermano le criticità già evidenziate, la parte potrà insistere per la rinnovazione della consulenza, per la sua integrazione o per una valutazione critica delle conclusioni peritali. Se invece i chiarimenti dissipano i dubbi, il difensore potrà rimodulare le proprie difese evitando contestazioni che risulterebbero meno efficaci. In entrambi i casi, il valore dell’istanza sta nella sua funzione di dialogo processuale attorno alla consulenza tecnica, quale momento essenziale nei giudizi in cui il dato tecnico assume rilievo decisivo.

In conclusione, la richiesta di chiarimenti al CTU è un atto utile, frequente e strategicamente importante nel processo civile. Essa consente di chiedere spiegazioni su una relazione peritale già depositata, di sollecitare il contraddittorio tecnico e di mettere il giudice nelle condizioni di valutare con maggiore consapevolezza il contenuto della consulenza. La sua efficacia dipende dalla precisione dei rilievi, dalla coerenza con il quesito affidato al CTU e dalla capacità del difensore di distinguere tra semplice bisogno di chiarimento e contestazione sostanziale della consulenza. Proprio per questo, il modello di istanza deve essere compilato con cura, indicando in modo puntuale i profili problematici e formulando una richiesta chiara e processualmente corretta.

Esempio Richiesta chiarimenti CTU

Di seguito è riportato un fac-simile di riferimento, utile come traccia per la redazione dell’istanza. Il testo mantiene la struttura tipica dell’atto processuale e può essere adattato ai dati concreti del procedimento, ai quesiti affidati al consulente e alle specifiche criticità emerse nella relazione peritale.

AL TRIBUNALE DI _____________

Sezione _____________

Procedimento civile n. R.G. _____________

Tra

_____________

e

_____________

ISTANZA DI RICHIESTA CHIARIMENTI AL CTU

Il/La sottoscritto/a Avv. _____________, difensore di _____________, nel procedimento indicato in epigrafe,

PREMESSO CHE

– con provvedimento del _____________ il Giudice ha nominato quale Consulente Tecnico d’Ufficio il/la Dott./Ing./Arch./Geom. _____________, conferendo i seguenti quesiti: _____________;

– in data _____________ il CTU ha depositato la propria relazione;

– la parte rappresentata ha depositato osservazioni / rilievi in data _____________;

– la consulenza presenta i seguenti profili di oscurità, incompletezza, incongruenza o erroneità: _____________;

TUTTO CIÒ PREMESSO

la parte rappresentata, come sopra difesa e domiciliata,

CHIEDE

che l’Ill.mo Giudice voglia disporre che il CTU renda chiarimenti in ordine ai seguenti punti:

1. _____________

2. _____________

3. _____________

4. _____________

e, ove ritenuto necessario, valutare l’integrazione della consulenza ovvero la rinnovazione della CTU ai sensi di legge.

Si chiede altresì che il CTU sia invitato a rendere i chiarimenti nel contraddittorio delle parti, anche mediante comparizione all’udienza che sarà all’uopo fissata.

Con riserva di ogni ulteriore deduzione, eccezione e difesa.

Luogo _____________, data _____________

Avv. _____________

Firma _____________

ALLEGATI

1. Relazione CTU depositata in data _____________

2. Osservazioni / note difensive della parte in data _____________

3. Documenti tecnici / perizia di parte _____________

4. Ulteriore documentazione rilevante _____________

Fac simile Richiesta chiarimenti CTU Word

Se desideri utilizzare un modello già impostato, puoi scaricare il fac simile Richiesta chiarimenti CTU in formato Word e adattarlo facilmente ai dati del tuo procedimento. Il file è pensato per offrire una base di lavoro chiara e ordinata, utile per personalizzare l’istanza con i riferimenti alla consulenza, ai quesiti del giudice e ai punti che richiedono chiarimento.

Icona
Richiesta chiarimenti CTU

Articoli Simili

  • Verbale sopralluogo CTU​ – Esempio e fac simile

  • Relazione CTU ingegnere​ – Esempio e fac simile

  • Relazione CTU commercialista​ – Esempio e fac simile

  • Controdeduzioni alla CTU – Esempio e fac simile

  • Verbale di conciliazione del CTU – Esempio e fac simile

Previous Post: « Verbale operazioni peritali CTU​ – Esempio e fac simile
Next Post: Risposta del CTU alle osservazioni delle part – Esempio e fac simile »

Primary Sidebar

Categorie

  • Altri
  • Diritto
  • Economia
  • Lavoro
  • Moduli

Ultimi Articoli

  • Lettera di convocazione per sopralluogo CTU​ – Esempio e fac simile
  • Istanza sostituzione CTU – Esempio e fac simile
  • Istanza rinnovazione CTU – Esempio e fac simile
  • Relazione CTU differenze retributive​ – Esempio e fac simile
  • Accettazione incarico CTU​ – Esempio e fac simile

Copyright © 2026 Giovani per la Legalità on the Foodie Pro Theme